San Michele Arcangelo


Nel calendario universale si festeggia, insieme agli arcangeli Gabriele e Raffaele, il 29 settembre, giorno della dedicazione del Santuario di San Michele al Gargano. Nel nostro paese, invece, come da antica tradizione, si festeggia il giorno 8 maggio, ed è il patrono del nostro paese.


Nel Nuovo Testamento il termine “arcangelo” è attribuito a Michele.
Solo in seguito venne esteso a Gabriele e Raffaele, gli unici tre arcangeli riconosciuti dalla Chiesa, il cui nome è documentato nella Bibbia.
San Michele, “chi come Dio?”, è capo supremo dell’esercito celeste, degli angeli fedeli a Dio.
Antico patrono della Sinagoga oggi è patrono della Chiesa Universale, che lo ha considerato sempre di aiuto nella lotta contro le forze del male.

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Nell’anno 842 i Saraceni, provenienti dai porti di Ostia e di Civitavecchia (che avevano già distrutto peraltro nell’813), mossero verso Roma, saccheggiando e devastando le basiliche di San Pietro e San Paolo. Si racconta che, ritornando a Civitavecchia, l’8 maggio 842, vennero attratti dalla cittadina di Cerveteri, all’epoca ancora strutturata come l’antica città etrusca, e tentarono un’incursione. Dopo aver fatto pochi metri i Saraceni furono gradualmente avvolti in una fittissima nebbia, ma comunque non si arrestavano, poiché erano guidati dal suono della campana della Chiesa di San Michele sub ripa iuxta Cerveterem, che avvisava i cittadini del pericolo e li invitava ad entrare nel paese. La Chiesa, oggi ridotta a finilessa, è situata presso quelle che sono chiamate le Greppe di S.Angelo, presso le quali fu ritrovato l’antico vaso di Eufronio, e prossima alla Porta Sud dell’antica Caere, che sorgeva nel punto dove oggi è sita la cappellina di S. Antonio e dalla quale entrava in città una variante della Via Aurelia, via diretta per Roma. Ad un certo punto, però, le campane si fermarono improvvisamente, lasciando sbigottito lo stesso campanaro, cosicché i Saraceni, perso l’ultimo segnale di orientamento, furono costretti a tornare alle loro navi. Non vi furono dubbi sulla causa del miracolo: il massimo difensore della fede non aveva permesso che venisse profanato un luogo a lui caro, dato che lasciò anche le sue impronte sulla campana. La tradizione racconta inoltre che, contemporaneamente alla fermata della campana, il santo apparve sulle mura del belvedere nell’atto di rimettere la spada nel fodero, segno di protezione e di sconfitta del male. Da quel lontano 8 maggio il popolo ceretano acclamerà San Michele come suo Protettore principale, avendo anche l’approvazione papale da Leone IV, ribadita da Stefano IV e da Clemente III.

Ad oggi San Michele viene celebrato con una grande festa cittadina in suo onore, culminante con la grandiosa processione serale ogni 8 maggio alle ore 20.30, la quale, partendo dalla Parrocchia della Santissima Trinità, giunge fino alla nuova chiesa di San Michele, sede della comunità delle Suore Carmelitane, concludendosi poi nella Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore, unendo in un grande abbraccio tutto il paese.

Nella foto, San Michele Arcangelo sconfigge il demonio, Chiesa di San Michele Arcangelo.